tDCS e training cognitivo: cos’è, come funziona e quando può essere utile

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso l’integrazione tra training cognitivo e tecniche di neuromodulazione non invasiva, come la stimolazione transcranica a corrente diretta, nota come tDCS. L’obiettivo non è “potenziare il cervello” in modo generico, ma costruire percorsi mirati, basati su una valutazione iniziale, obiettivi specifici e monitoraggio dell’andamento nel tempo. Le evidenze disponibili suggeriscono che la combinazione tra tDCS e training cognitivo possa avere effetti promettenti soprattutto su attenzione e memoria di lavoro, ma i risultati restano variabili e dipendono da popolazione, protocollo, intensità, numero di sessioni, tipo di training e misure cognitive utilizzate (Lv et al., 2024; Burton et al., 2023).

Cos’è la tDCS

La tDCS, acronimo di transcranial direct current stimulation, è una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva che utilizza correnti elettriche continue a bassa intensità, applicate tramite elettrodi posizionati sullo scalpo. La corrente non “stimola il cervello” in modo generico, ma può modulare l’eccitabilità di specifiche aree corticali in base alla posizione degli elettrodi, alla polarità, all’intensità, alla durata della stimolazione e al protocollo utilizzato (Barbati et al., 2022; Yamada & Sumiyoshi, 2021). In termini semplici, la tDCS non inserisce informazioni nel cervello e non produce automaticamente un miglioramento cognitivo. Piuttosto, può modificare temporaneamente la responsività di alcuni circuiti cerebrali, rendendoli potenzialmente più disponibili al lavoro riabilitativo o al training cognitivo. Le revisioni sui meccanismi neurobiologici indicano che la tDCS può influenzare l’equilibrio tra eccitazione e inibizione corticale, la trasmissione glutamatergica e GABAergica, la plasticità sinaptica e, in alcuni modelli, processi di riorganizzazione a livello di circuiti neuronali (Yamada & Sumiyoshi, 2021; Barbati et al., 2022).

Come funziona

Il principio generale della tDCS è la modulazione dell’attività corticale attraverso una corrente continua di bassa intensità. In molti protocolli di ricerca vengono utilizzate intensità intorno a 1-2 mA e sessioni di circa 20-30 minuti, anche se parametri, durata, montaggio degli elettrodi e frequenza delle sessioni possono variare in base all’obiettivo e alla popolazione studiata (Yamada & Sumiyoshi, 2021; Russo et al., 2017). Gli effetti della tDCS non dipendono solo dalla stimolazione in sé. Possono essere influenzati da molte variabili: area cerebrale stimolata, montaggio degli elettrodi, intensità, durata, numero di sessioni, compito svolto durante o dopo la stimolazione, età, stato attentivo, motivazione, condizione clinica, farmaci e differenze anatomiche individuali. La letteratura sullo stroke, ad esempio, ha evidenziato una forte variabilità di risposta alla tDCS e ha sottolineato il ruolo di fattori come target, montaggio, parametri di stimolazione e caratteristiche individuali (Lefebvre & Liew, 2017).

Perché associare tDCS e training cognitivo

L’interesse per la combinazione tra tDCS e training cognitivo nasce dall’idea che la neuromodulazione possa creare una condizione neurofisiologica più favorevole all’apprendimento, mentre il training cognitivo fornisce il contenuto funzionale dell’intervento. In altre parole, la tDCS può contribuire a modulare l’eccitabilità dei circuiti cerebrali, ma è il training cognitivo a guidare concretamente il lavoro su memoria, attenzione, funzioni esecutive, linguaggio, strategie cognitive e funzionamento quotidiano (Burton et al., 2023; Barbati et al., 2022). Una meta-analisi pubblicata su Frontiers in Aging Neuroscience ha esaminato studi randomizzati controllati su tDCS combinata con training cognitivo in adulti anziani sani, concentrandosi sulla memoria di lavoro. La meta-analisi ha incluso 6 studi randomizzati controllati, per un totale di 323 partecipanti, e ha riportato un miglioramento statisticamente significativo della working memory rispetto alla stimolazione sham, con risultati più favorevoli nei protocolli a 2 mA e negli interventi di almeno 10 sessioni (Lv et al., 2024). Una revisione sistematica e meta-analisi su popolazioni neuropsichiatriche ha rilevato un piccolo effetto significativo della combinazione tra cognitive training e tDCS sulle misure di attenzione e memoria di lavoro, mentre gli effetti su cognizione globale e linguaggio erano piccoli e non statisticamente significativi. Gli autori sottolineano però che gli studi disponibili sono eterogenei per montaggi, protocolli, tipi di training e misure di outcome, e che servono studi capaci di allineare meglio abilità cognitiva target, area stimolata, tipo di training e misura cognitiva utilizzata (Burton et al., 2023).

Come può essere impiegata nel training cognitivo

In un percorso neuropsicologico, la tDCS può essere integrata in modo sensato solo se risponde a una logica clinica chiara. Prima si valuta il profilo cognitivo della persona, poi si definiscono gli obiettivi, infine si decide se la neuromodulazione può essere utile come supporto al training. La letteratura sottolinea l’importanza di allineare abilità cognitiva target, area cerebrale stimolata, tipo di training e misura di risultato (Burton et al., 2023). Un possibile percorso può includere una valutazione iniziale, la definizione del dominio cognitivo da allenare, un training cognitivo strutturato, l’eventuale tDCS secondo protocollo definito, il monitoraggio dell’andamento e l’adattamento progressivo delle attività. Questa integrazione è importante perché gli effetti della tDCS sembrano dipendere anche dallo stato del sistema cerebrale durante la stimolazione e dal tipo di compito associato (Barbati et al., 2022; Lefebvre & Liew, 2017). In pratica, non è sufficiente “applicare corrente”. La stimolazione deve essere inserita in un programma coerente, con esercizi e strategie che abbiano un significato funzionale per la persona. Se l’obiettivo è lavorare sulla memoria di lavoro, ad esempio, il training dovrà prevedere attività su aggiornamento delle informazioni, manipolazione mentale, attenzione sostenuta e controllo esecutivo; se l’obiettivo è la pianificazione, il lavoro dovrà includere esercizi su organizzazione sequenziale, problem solving, gestione delle interferenze e strategie applicabili alla vita quotidiana (Lv et al., 2024; Burton et al., 2023).

Sicurezza, effetti collaterali e limiti

La tDCS è generalmente descritta come una tecnica non invasiva e ben tollerata quando utilizzata con protocolli convenzionali e da personale formato. Una revisione evidence-based pubblicata su Brain Stimulation ha riportato che, fino ai dati analizzati, l’uso di protocolli convenzionali di tDCS in studi umani non aveva prodotto segnalazioni di eventi avversi seri o lesioni irreversibili, includendo oltre 33.200 sessioni e più di 1.000 soggetti con sessioni ripetute (Bikson et al., 2016). Questo non significa che la tDCS sia priva di rischi o utilizzabile da chiunque. Gli effetti indesiderati più comuni descritti in letteratura includono prurito, formicolio, sensazione di bruciore, arrossamento cutaneo, cefalea, sonnolenza, lieve affaticamento o capogiri. In una revisione sulla sicurezza della tDCS nello stroke, gli effetti riportati più frequentemente erano prurito, sensazione di bruciore, cefalea, formicolio, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, lieve fatica, arrossamento cutaneo e vertigini, senza evidenza di eventi gravi nella maggior parte degli studi considerati, ma con limiti nella qualità del reporting degli effetti collaterali (Russo et al., 2017). Gli aggiornamenti più recenti sulle linee guida per la stimolazione elettrica transcranica a bassa intensità richiamano l’importanza di considerare sicurezza, aspetti etici, aspetti regolatori, formazione dell’operatore, contesto di applicazione e monitoraggio, soprattutto quando la stimolazione viene utilizzata fuori da setting sperimentali tradizionali o in modalità domiciliare/supervisionata (Antal et al., 2026).

Bibliografia

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