Teleriabilitazione cognitiva: cos’è, come funziona e quando può essere utile

La riabilitazione cognitiva è un intervento rivolto alle difficoltà di memoria, attenzione, funzioni esecutive e ad altri aspetti del funzionamento cognitivo; oggi, una parte di questi interventi può essere erogata anche a distanza attraverso la teleriabilitazione cognitiva, cioè tramite strumenti digitali utilizzati in modo clinicamente strutturato e supervisionato.

Cos’è la teleriabilitazione cognitiva

La teleriabilitazione cognitiva consiste nell’erogazione a distanza di trattamenti per le difficoltà cognitive, generalmente attraverso videochiamata, piattaforme digitali o programmi domiciliari monitorati dal professionista. Nella letteratura più recente, questi interventi vengono descritti come una modalità utile per portare il trattamento fuori dal setting tradizionale, mantenendo una supervisione clinica e ampliando la possibilità di lavorare anche nel contesto domestico.

Le revisioni disponibili sottolineano che la teleriabilitazione ha senso clinico quando è inserita in un percorso strutturato, con obiettivi definiti, monitoraggio dei progressi e adattamento dell’intervento alle caratteristiche della persona.

Perché oggi se ne parla sempre di più

La crescita della teleriabilitazione cognitiva è legata soprattutto a due fattori: la necessità di garantire continuità terapeutica anche quando l’accesso in presenza è difficile e lo sviluppo di strumenti tecnologici sempre più utilizzabili anche a domicilio. Una revisione sistematica e meta-analisi del 2022 ha definito la teleriabilitazione una soluzione promettente per l’erogazione di trattamenti cognitivi nei pazienti neurologici, mentre una review del 2023 sui programmi computer-assistiti ha evidenziato che le tecnologie digitali rendono possibile proseguire il training cognitivo anche in setting remoti e domestici.

Questo interesse è cresciuto ulteriormente dopo l’emergenza pandemica, che ha accelerato l’uso di modelli a distanza sia per la valutazione neuropsicologica sia per gli interventi di supporto e riabilitazione. Anche i lavori più recenti continuano però a sottolineare che la diffusione del formato online deve andare di pari passo con dati di validità, fattibilità e appropriatezza clinica.

Cosa dice la letteratura scientifica

Le evidenze attualmente disponibili sono nel complesso incoraggianti. La meta-analisi di Cacciante e colleghi ha mostrato che, nei pazienti neurologici inclusi negli studi analizzati, i risultati ottenuti con la teleriabilitazione erano comparabili a quelli raggiunti con la riabilitazione in presenza, con differenze favorevoli alla teleriabilitazione in alcune misure di working memory e funzioni esecutive.

Un ulteriore dato interessante viene da uno studio randomizzato su persone con Mild Cognitive Impairment, nel quale dieci sessioni di teleneuropsicologia riabilitativa sono state associate a miglioramenti in memoria, fluenza fonologica, attività della vita quotidiana, soddisfazione per la propria memoria, uso di strategie mnestiche e riduzione di alcuni sintomi affettivi e neuropsichiatrici rispetto a un gruppo in lista d’attesa.

Anche nei disturbi neurodegenerativi emergono segnali promettenti. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 su demenza e MCI ha riportato che gli interventi di telemedicina applicati alla riabilitazione cognitiva possono associarsi a miglioramenti del funzionamento cognitivo, a un buon livello di aderenza e soddisfazione e a un possibile supporto anche per i caregiver, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi su implementazione e sostenibilità a lungo termine.

Nei quadri post-ictus, un trial randomizzato del 2025 ha mostrato che una teleriabilitazione cognitiva self-guided supportata da sistemi di personalizzazione basati su AI non è risultata inferiore, sugli esiti cognitivi principali, a un trattamento supervisionato dal terapeuta, con elevata soddisfazione d’uso e assenza di eventi avversi gravi.

Quali possono essere i vantaggi clinici

Uno dei principali vantaggi della teleriabilitazione è l’accessibilità. Gli studi e le review indicano che il formato da remoto può facilitare la continuità del trattamento quando ci sono ostacoli geografici, difficoltà di spostamento o ridotta disponibilità di servizi specialistici in presenza.

Un secondo vantaggio riguarda il fatto che il trattamento avviene, almeno in parte, nel contesto reale di vita della persona. Questo può rendere più semplice lavorare su routine, strategie compensative e obiettivi funzionali direttamente nell’ambiente domestico, che è il luogo in cui molte difficoltà cognitive si manifestano concretamente.

La teleriabilitazione può inoltre favorire una buona aderenza al percorso quando il formato è ben progettato. Sia la review su demenza/MCI sia il trial AI-driven sullo stroke riportano livelli soddisfacenti di utilizzo e gradimento, elemento tutt’altro che secondario quando si ragiona sulla reale efficacia di un intervento nel tempo.

Limiti e aspetti da considerare

Nonostante i dati favorevoli, la teleriabilitazione cognitiva non è automaticamente adatta a tutti i pazienti e a tutte le situazioni cliniche. La letteratura sottolinea che alcune procedure neuropsicologiche, soprattutto quelle che richiedono materiali specifici, controllo stretto del setting o particolari richieste visuomotorie, possono risultare più difficili da standardizzare a distanza.

Gli studi sulla validità della valutazione neuropsicologica da remoto sono promettenti, ma mostrano anche la necessità di distinguere tra strumenti e domini cognitivi diversi. Ad esempio, lavori recenti suggeriscono una buona comparabilità tra remoto e presenza per molte misure, specialmente verbali, ma indicano maggiore cautela per prove che dipendono in modo rilevante dall’interazione visuomotoria o da alcune funzioni specifiche.

Esistono poi aspetti etici e organizzativi che non possono essere trascurati. Una review dedicata alle considerazioni etiche nella teleneuropsicologia richiama la necessità di valutare competenza del professionista, adeguatezza del modello remoto, consenso informato, privacy, riservatezza, sicurezza dei test e correttezza nell’interpretazione dei risultati.

A livello pratico, il buon funzionamento della teleriabilitazione dipende anche da elementi molto concreti: qualità della connessione, disponibilità di dispositivi adeguati, familiarità minima con la tecnologia e, in alcuni casi, supporto di un caregiver.

Teleriabilitazione non significa intervento “minore”

Un punto importante è che la teleriabilitazione non coincide con un trattamento semplificato o meno serio. Le pubblicazioni più recenti la descrivono come una modalità che può essere clinicamente valida, purché sia costruita con criteri rigorosi: selezione del paziente, definizione degli obiettivi, monitoraggio dell’andamento, scelta di strumenti appropriati e revisione periodica del percorso.

In altre parole, non si tratta semplicemente di “spostare online” quello che si farebbe in studio, ma di progettare il trattamento affinché mantenga senso clinico, qualità metodologica e utilità funzionale anche a distanza. La letteratura più aggiornata va proprio in questa direzione: riconoscere il potenziale della teleriabilitazione, senza presentarla in modo ingenuamente entusiastico o come sostituto universale dell’intervento in presenza.

La teleriabilitazione cognitiva rappresenta oggi una modalità sempre più rilevante nella pratica neuropsicologica. Le evidenze suggeriscono che può essere fattibile, accettabile e clinicamente utile in diverse popolazioni neurologiche, con risultati spesso comparabili alla riabilitazione in presenza e con vantaggi importanti sul piano dell’accessibilità e della continuità terapeutica. Allo stesso tempo, richiede selezione attenta dei casi, attenzione agli aspetti etici e una progettazione clinica rigorosa.

 

Bibliografia:

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